martedì 2 febbraio 2010

UN DESIDERIO DESTINATO A RIMANERE TALE


(Foto tratta dalla Rete)

Così, come in questo rarissimo caso, è come desidererei e mi attenderei di vedere sempre i bambini palestinesi: nella loro genuinità e spontaneità anziché, come spesso è accaduto e accade tuttora, aizzati a tirare le pietre nelle varie intifade, utilizzati come scudi umani negli scontri a fuoco o, peggio ancora, spinti al suicidio da una propaganda diffusa nelle scuole, nelle moschee e nei media (ENZO PEDROCCO)




IL GAZZETTINO ( 30. 01. 2010)







Il Gazzettino, 30 Gennaio 2010

IL GAZZETTINO ( 31. 01. 2010)







Il Gazzettino, 31 Gennaio 2010

sabato 30 gennaio 2010

BURQA SI' BURQA NO


Are you ready? Smile...cheeese! (foto tratta dalla Rete)

LA QUERELLE SUL DIVIETO DELL'USO DEL BURQA. Fra i numerosi personaggi che hanno espresso la loro opinione in proposito, per lo più favorevoli a che, anche nel nostro Paese, l'uso del burqa venga vietato, Daniela Santanchè, oltre ad apprezzare la presa di posizione della Francia, si è rammaricata per il ritardo dell’Italia, ricordando che una sua proposta sul divieto dell’uso del burqa è ferma in parlamento da anni. Mentre Roberto Castelli, sottosegretario alla Giustizia ed esponente della Lega Nord, ha fatto notare che “c’é già una legge che vieta di andare in giro completamente mascherati e in modo non riconoscibile”. E che “si tratta soltanto di applicarla”. Al punto 26 della Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione approvata con decreto del Ministro dell'interno solo alcuni anni addietro, per l'esattezza il 23 Aprile 2007, si può infatti leggere: "In Italia non si pongono restrizioni all’abbigliamento della persona, purché liberamente scelto, e non lesivo della sua dignità. Non sono accettabili forme di vestiario che coprono il volto perché ciò impedisce il riconoscimento della persona e la ostacola nell’entrare in rapporto con gli altri" (ENZO PEDROCCO)




venerdì 22 gennaio 2010

L' EMIGRATO FRA NOSTALGIA E REALTA'


Colonnina antincendio a Little Italy

La recente riforma del diritto di famiglia in Marocco, un evento a dir poco epocale, non fosse che per la prima volta avvicina i diritti della donna a quelli dell'uomo in ambito familiare in un Paese islamico, sorprendentemente e paradossalmente non ha prodotto le ricadute che sarebbe stato logico e ovvio attendersi sulla forte presenza marocchina nel nostro Paese, che, fatte le debite eccezioni, nella sua stragrande maggioranza pare ancora vivere immersa, invece, in una cultura da cui stenta a separarsi nonostante che in Marocco, il Paese da cui essa proviene, sia stata ormai posta definitivamente fuori legge.

Tutto ciò, oltre che suffragare la tesi di taluni esperti secondo cui il legame degli emigrati in genere e i rispettivi Paesi d'origine è un legame soprattutto affettivo e nostalgico del contesto d'origine esistente al momento del distacco, a prescindere dalle sue eventuali successive evoluzioni, mi ricorda il caso, fra gli altri, di taluni nostri connazionali emigrati durante il ventennio fascista negli Stati Uniti, nelle cui abitazioni abbondano ancora oggi le immagini di Mussolini o i tricolori con lo stemma sabaudo a dispetto, non solo del mutamento avvenuto nel frattempo nella realtà italiana, ma anche del ragguardevole numero di loro figli o nipoti che a suo tempo, nell'ultimo conflitto mondiale, non esitarono a combattere nelle fila degli Stati Uniti, dando spesso la vita, proprio per liberare il nostro Paese, oltre che dal nazismo, dal fascismo.

ENZO PEDROCCO